Musei intangibili*
Un’indagine per il patrimonio dell’immigrazione in Italia
di Irene Lazzarin, anno 2013/2014

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“Per la costruzione di una frontiera, a volte, accorrono da tutte le parti genti diverse che si stabiliscono nelle sue vicinanze. Ognuna porta con sé pezzi, frammenti, briciole della propria memoria e delle proprie storie che qui, sull’orlo, si riuniscono diventando premessa di qualcosa di nuovo, di diverso.”
Significati del confine di Piero Zanini
Il progetto propone una riflessione sulla fotografia per i beni culturali attraverso la ricerca di un possibile patrimonio che rappresenti la storia dell’immigrazione in Italia, fenomeno che nell’anno appena trascorso (2013) è stato discusso in particolare nel contesto del diritto di cittadinanza.
Se il patrimonio culturale di un paese è proprietà della sua cittadinanza e ne testimonia la sua cultura, la creazione di un patrimonio dell’immigrazione pone ulteriormente la questione del significato della cittadinanza e del confronto di una cultura con l’alterità.
L’intero progetto intende esplorare alcune aree di confine tra diversi concetti contrapposti: bene materiale e immateriale, privato e pubblico, memoria individuale e collettiva, sottrazione o riproduzione, copia e originale, visibilità e invisibilità.
Il confine viene inteso come luogo di contatto con l’alterità e dunque come spazio di produzione ed evoluzione di quanto si trova al suo interno. Gli stessi beni culturali raccolti, a causa del loro soggetto e supporto, si possono considerare al confine del patrimonio culturale come comunemente considerato.


In quanto fenomeno contemporaneo, ricercare il patrimonio dell’immigrazione è indagare la memoria vivente. Attraverso l’intervista, la consultazione diretta dei suoi protagonisti, emerge il vero aspetto relazionale dell’oggetto-bene culturale. La ricerca di beni materiali personali diviene dunque una collezione di beni immateriali, le narrazioni, destinati alla collettività.
Durante le conversazioni è stato richiesto di poter fotografare alcuni tipi di oggetti e immagini personali, esposti o conservati in casa: oggetti comuni, arredamento, collezioni personali, archivi di famiglia divengono pretesto di una narrazione. Un approccio narrativo individuale, che include esperienze e motivazioni assai differenti, si contrappone alla tendenza dei media di rappresentare gli immigrati come un gruppo unitario. Cruciale in quest’indagine è la questione della rappresentazione: come ha insegnato la scrittura antropologica tradizionale, coloro che fanno parte di culture altre vengono rappresentati come passivi portatori di tradizioni omogeneamente condivise e immobili. La presenza esplicita di un interlocutore è dunque cruciale perché sia palese la mediazione avvenuta nella produzione del materiale. Le immagini prodotte sono una mediazione fra documentazione e auto rappresentazione, sono al confine tra ripresa diretta e messa in scena: le case rappresentano luoghi in cui leggere gli immaginari di chi le ha arredate ma anche set fotografici occasionali dove organizzare e discutere istantanei still life.
Durante le interviste è stato così possibile osservare i diversi modi di rappresentarsi, di usare la fotografia, di disporre immagini e oggetti.
La cultura stessa può essere definita come un’immagine frutto di continue mediazioni e aggiustamenti.

Le interviste sono state organizzate in previsione di alcune esposizioni nella città dove sono state raccolte, Pordenone. Il libro stesso è pensato come forma leggera e trasportabile di esposizione: rappresenta al tempo stesso il deposito di una potenziale esposizione e il suo catalogo.

“Intangìbile agg. [der. del lat. tangere «toccare»]. – Che non si può o non si deve toccare; [...] di denaro di cui non si può disporre, e fig., di persone o di cose a cui si deve il massimo rispetto [...].
Avv. intangibilménte, non com., in modo intangibile (perché privo di materialità).”

Nei musei intangibili il valore reale dei beni che raccolgono risiede nella loro immaterialità, nell’intangibilità delle narrazioni e divagazioni nate dai beni materiali mostrati.
Questi oggetti delle collezioni non possono essere toccati perché ancora in uso presso i loro proprietari, inalienabili dalle loro case. Beni comuni ma anche preziose testimonianze di storie che passano inosservate e che, venendo ri-guardati, acquisiranno un nuovo valore e una nuova rispettabilità.
Musei intangibili rappresenta molteplici musei, le case in cui sono state consultate le “collezioni”. I musei, non riducendosi a un omogeneo e unitario Museo, possono conservare la molteplicità di sguardi che comprendono e si presentano come un’insieme aperto a nuovi incontri e narrazioni.


*Tesi di laurea specialistica in Fotografia per i Beni Culturali presso ISIA Urbino, relatore: Alessandro Carrer