I due documentari di Andrea Gadaleta Caldarola, "Destination de dieu" (2014) e “Nomos” (2012), verranno proiettati il 9 dicembre presso l'associazione culturale La Mancha, che inaugura la sua nuova sede in via S. Agnese 3, a Ruvo di Puglia.

I lavori del regista pugliese raccontano alcune declinazioni possibili del modello del “campo”. "Destination de dieu" è girato nella Daunia, ai piedi del Gargano: qui le terre sono intensamente coltivate e l'agricoltura industriale è il motore dell'economia. Durante le stagioni di raccolta, migliaia di lavoratori africani, ammassati in baraccopoli e casolari abbandonati, sono reclutati dai caporali senza contratti e nessuna tutela. “Destination de dieu” è un documentario partecipato, girato in una delle più grandi baraccopoli pugliesi, il Gran Ghetto: un racconto corale che, a partire dalle condizioni di vita dei braccianti africani, restituisce uno spaccato della Puglia e dell'Italia di oggi. "Nomos", invece, è un documentario di ricerca ispirato al testo "Homo sacer. Il potere sovrano e la vita nuda"1 del filosofo italiano Giorgio Agamben. Il documentario, girato in Kenya nel 2012, indaga tre spazi dell'abitare contemporaneo: Kakuma, un campo profughi ai confini fra Kenya e Sudan, Kibera, il più grande slum dell'Africa Centrale, e Kihingo Village, una piccola gated community di Nairobi.

 

 

 

Per inquadrare la riflessione del regista è bene fare un passo indietro e provare a farsi un'idea sul concetto di stato d'eccezione2. Lo stato d'eccezione è uno strumento di governo impiegato per difendere la scocietà: sospende il diritto e le garanzie ordinarie consolidate, rafforzando i poteri del governo e svuotando i diritti dei cittadini. Quindi lo stato di eccezione depaupera le garanzie dello stato di diritto e innesca un vortice per cui lo strumento che avrebbe dovuto difendere la democrazia è al tempo stesso la sua minaccia più pericolosa. Lo stato d'eccezione, argomenta Agamben, è la porta segreta tra la democrazia e totalitarismo. Il filosofo del diritto Carl Schmitt, in una sua celebre affermazione, dice che il sovrano è colui che decide dello stato d'eccezione3, e questa sua capacità comporta anche di poter disporre della vita degli altri, inscrivendola entro i due estremi di sopravvivenza e uccidibilità.
Andrea Gadaleta Caldarola in “Nomos” recupera la nozione agambeniana di “homo sacer”, che fa riferimento a un istituto del diritto romano arcaico per indicare chi veniva escluso dalla civitas tramite un bando. Chi era in questa condizione non poteva essere condannato a morte, ma chi lo avrebbe ucciso non era condannabile, relegando la vita dell'homo sacer a pura vita nuda. Il potere sovrano, dopo aver svolto la sua funzione originaria di creazione del corpo biopolitico, riduce la vita politica a mera funzione biologica in vista del dominio totale: l'igiene della razza e la pulizia del corpus sociale è al tempo stesso, un meccanismo di secolarizzazione e di purificazione del mondo. Questo processo ha luogo nel totalitarismo e nei “campi”. L'Italia in un certo senso, tra le democrazie europee, ha fatto da laboratorio con le diverse esperienze di campi: le carceri speciali, le comunità per i tossicodipendenti, i campi di “accoglienza” per i migranti. Sono tutti pezzi di territorio posti al di fuori dell'ordinamento giuridico normale, che periodicamente, a seconda del quadro emergenziale o catastrofico che si configura, vengono riesumati e rimodellati. Frédéric Neyrat argomenta il tema della biopolitica della catastrofe come la forma di governamentalità che, scavalcando il problema neoliberale della gestione dei rischi, articola il nuovo nomos globale4. Il valore d'uso della catastrofe giustifica gli eccessi del potere e si presenta come istanza salvifica, e come un qualunque dispositivo cattura, orienta, intercetta, modella, controlla e assicura i gesti, le condotte, le opinioni e i discorsi degli esseri viventi5.
I documentari di Andrea sferzano lo spettatore perché lo interrogano sulla facilità con cui si assumono e si interiorizzano in totale libertà dispositivi repressivi come i “campi” e su come la naturalità di questo gesto di fatto istituisce una nuova zona grigia, di analogia tra il passato e il presente, e di ibridazione tra la democrazia e il fascismo.

Enrico Mastropierro

 

Premi "Destination de dieu":
Menzione della Giuria al Bibbiena Film Festival 2014, Miglior Documentario al Mediterraneo Film Festival 2014, Menzione al Valdarno Cinema Fedic 2014, Premio dei Circoli del Cinema FICC e UCCA, Menzione della Giuria al Festival delle Terre 2014.

Premi "Nomos":
Miglior Documentario e Kino Awards al Mediterraneo Film Festival 2012, Miglior Documentario al Tolfa Shorts Film Festival 2013, Miglior Regia a CinemAvvenire Film Festival 2013, Menzione della Giuria al Valdarno Cinema Fedic 2013.

1Cfr. G. Agamben, Homo sacer. Il potere sovrano e la nuda vita, Torino 1995

2Cfr. A. Russo, Giorgio Agamben: Il fascismo che viene, o la democrazia a pugni chiusi, in P. Di Vittorio, A. Manna, E. Mastropierro, A. Russo, L'uniforme e l'anima, pp. 169-189, Bari 2009

3C. Schmitt, Teologia politica, in Id. Le categorie del “politico”. Saggi di teoria politica, pp. 33-34, Bologna 1972.

4F. Neyrat, Da Tarnac a Chernobyl passando per Wall Street, in Alias, 28 marzo 2009

5G. Agamben, Che cos'è un dispositivo?, pp. 21-22, Roma 2006.