Fotografie di Enrico Mastropierro.
In mostra al circolo Arci "La Mancha" di Ruvo di Puglia (Ba) dal 18 dicembre, in via S.Agnese 3.



Equivalenti di pensieri


“Nei luoghi delle mie fotografie penso e, soprattutto, penso allo spazio”.
E. M.

Enrico Mastropierro fotografa lo spazio e in esso si perde. Il suo approccio allo strumento è arioso e libero, mentre il suo sguardo si abbandona al piacere del paesaggio.
A queste immagini non corrisponde la contingenza del luogo ma solo lo sguardo dell’uomo che ha ritagliato uno spazio per il pensiero e ha scelto di ritrarlo in fotografia. Seppur si tratti di terre che l’autore conosce perfettamente, e che in ogni stagione dell’anno è solito apprezzare in lunghe passeggiate contemplative, il suo interesse più sincero è rivolto all’atmosfera, al clima, all’ambiente e alla circostanza emotiva che, insieme, generano la riflessione e, quindi, l’intuizione artistica. Dalla filosofia alla fotografia, tutto conduce agli intensi paesaggi dell’anima in cui ciò che conta è la libertà di viaggiare con la mente, fluttuando tra le sfumature di luce e attraverso quei confini che non delimitano, ma legano ed aprono altri spazi.



Nelle fotografie di Enrico, scrittore e ricercatore di critica sociale e filosofia, l’idea espressa è quella di passare oltre il dato fisico. Il limite strutturale e la collocazione geografica del luogo sono presto superati dall’atto del pensare che nasce solo in particolari circostanze. La fotografia diventa, allora, il mezzo per rappresentare l’habitat in cui si incontrano tali circostanze e per comunicarne la bellezza e l’ispirazione.
La “geofilosofia” di Deleuze, il riferimento letterario. Il paesaggio e la fotografia, il soggetto e lo strumento del sentire artistico.

«È solo dopo che ho creato l’equivalente di ciò che si muoveva in me che posso iniziare a pensare al suo significato».

Questa l’introduzione di Alfred Stieglitz ai suoi “Equivalents”: fotografie di nuvole che si dispongono in prolisse sequenze seriali. Per il maestro americano la fotografia è l’immagine del visibile colto senza pretese di definirne il soggetto. Ciò che conta è l’espressione artistica intesa come l’equivalente di ciò che di più profondo c’è nell’animo dell’uomo.

I paesaggi di Enrico Mastropierro ricordano le nuvole di Stieglitz, leggere come il vento e profonde come il cielo. Da equivalenti delle più intense esperienze di vita, queste vedute contemplative portano con sé l’idea di un tempo che sarebbe infinito, se solo non venisse interrotto dalla consapevolezza della finzione e della rappresentazione.

Michela Frontino