VeryBello.it non è il nome di un reality per aspiranti estetisti (anche perché gli sponsor e le case di produzione esigono nomi più accattivanti). Non è neppure un remake di un film di Carlo Verdone, ma è qualcosa di molto simile, perché è il nome di un gesto in puro stile renziano che, per tautologia, ha la stessa credibilità del “cargo battente bandiera liberiana” del comico e regista romano.

VeryBello è il sito che dovrebbe garantire la visibilità sul web della produzione culturale in Italia nel periodo dell'Expo 2015 di Milano. Presentato dal ministro Franceschini con il suo collega Martina, avrebbe dovuto cancellare i disastri dei precedenti governi in materia (come il fallimentare e costosissimo portale www.italia.it), ma ai due titolari di Dicastero è riuscita solo una goffa imitazione di Ben Stiller e Owen Wilson alle prese con un computer nel film Zoolander.

Come riportano articoli, commenti e osservazioni di ogni sorta di cui la rete non è mai parca, il sito è molto scomodo, non chiarifica chi e come scelga gli eventi da segnalare,  si appoggia su un server sottodimensionato rispetto alle esigenze, ha testi approssimativi i quali, come se non bastasse, al momento sono solo in italiano.

VeryBello nella sua goffaggine si fregia di un'onestà senza mezzi termini, ha una vocazione quasi parresiastica, perché senza giri di parole racconta inesorabilmente la situazione disastrosa della cultura in Italia e delle relative politiche: musei che chiudono, biblioteche in affanno, atenei senza turn-over, ricerca destinata all'eutanasia, scuole strangolate, teatri in grave difficoltà, editoria allo stremo e tanto altro. Inoltre racconta la pessima educazione alla cultura digitale di cui il nostro Paese soffre.

Tuttavia va detto che VeryBello ha un grande merito: quello indiscusso di rafforzare le critiche contestate alla manifestazione dal comitato NoExpo, ma evidentemente avevamo già tanti motivii per farci dire “Expo2015? No, Grazie!"

Enrico Mastropierro